MUMDANCE

Mumdance è uno dei DJ e produttori più rispettati del Regno Unito, riconducibile ad un suono influente e spesso imitato che trae ispirazione da grime, dalla techno sperimentale ed dall’hardcore. Dopo aver appreso il mestiere nel seminterrato del pionieristico artista grime Jammer nel 2006, Mumdance si è imposto come uno dei produttori più innovativi del Regno Unito. I suoi inizi lo hanno visto collaborare con artisti tanto diversi quanto Skepta e Brodinski, mentre viveva e lavorava con musicisti locali in Messico, Brasile ed Egitto. Il 2013 vede emergere Mumdance come DJ, con una serie di influenti e ben accolti CD mixati: un back-to-back mix CD con Pinch nel 2014, un CD per la prestigiosa serie FabricLive nel 2015 e ancora un anno dopo con “Mumdance & Logos present Different Circles” uno dei 10 migliori album elettronici nell’iTunes statunitense del 2016. Da allora ha suonato in festival internazionali tra cui Sónar Barcelona e Reykjavik, Unsound, CTM, SXSW, Glastonbury, Applesap e Field Day, ha fatto tournée in Europa, nelle Americhe ed in Asia in diverse occasioni, tenuto conferenze al Tate e suonato al Barbican e all’ICA. In questo periodo ha anche lanciato Different Circles, etichetta discografica e serie di eventi in collaborazione con Logos. Ha lavorato anche con artisti più lontani dal suo tipico sound come Mica Levi, Tirzah, Nozinja e Yuzo Koshiro.

RENICK BELL

Renick Bell è un musicista, programmatore e docente americano che dal 2006 vive a Tokyo, dove si è laureato presso la Tama Art University e ha svolto un dottorato di ricerca presso la Denki University. Ma i suoi titoli accademici sono molti di più: tra questi anche un Master in Music Technology alla Indiana University e una laurea interdisciplinare in Musica elettronica e Filosofia alla Texas Tech University. Da alcuni anni la sua ricerca connette live coding, improvvisazione, e composizione algoritmica attraverso software open source, in continuità con le teorie di Alex McLean sintetizzate nella formula “Making music with text(ure)”. Renick Bell è anche l’autore di Conductive, una library per il live coding costruita con il linguaggio di programmazione Haskell. Come performer ha suonato praticamente ovunque ed è considerato uno dei pionieri dell’Algorave, una scena musicale alternativa in forte espansione internazionale attraverso una serie di eventi rave-style nei quali il pubblico balla musica generata da algoritmi (attraverso software come Max/MSP e Super Collider) prodotta da artisti come Slub e Algobabez. Come artista, Renick Bell è molto conosciuto per la sue intricate trame sonore generative, prodotte in real time attraverso un sistema software auto-programmato dopo anni di frustrazione coltivata nelle restrizioni standard dei software commerciali.

MANA

La musica di Daniele Mana, dal suo EP di debutto per Hyperdub nel 2017 – un’elegante raccolta di elettronica neoclassica, beatless ed evocativa – è stata contaminata da un virus alieno ed è in piena crisi allucinatoria. In “Seven Steps Behind” i confini tra realtà ed assurdo collassano, ed ad ogni intricata riproduzione l’ascoltatore è ricompensato dai suoi strani intrecci. “Seven Steps Behind” è un album di elettronica che non suona sempre elettronica; buona parte del disco è studiata per imitare i suoni di pianoforti preparati, clavicembali, violoncelli e flauti. Campioni di strumenti acustici e registrazioni di sessioni curate vengono processate tramite software ed editing meticoloso. Ed è proprio questo sofisticato intervallo tra versioni contrastanti delle stesse sorgenti sonore a dare al disco un equilibrio quasi sovrannaturale. L’album scherza col senso del tempo dell’ascoltatore tra riflessi sonori privi di percussioni, ammiccando a minimalismo, musica da camera, dark jazz ed esperimenti di sintetizzazione. La voce stessa di Mana appare per la prima volta, anche se adornata di effetti abrasivi. I testi, criptati dal rumore, aderiscono all’anima chimerica della musica. La voce, fortemente manipolata, entra nella seconda traccia, “Myopia For The Future”, ricordando il suono di una motocicletta pitchato sopra a ostinati rimbalzanti; in “No Body’s Inhuman”, è impossibile discernere dove finisce l’umano ed inizia la macchina. Nel caso di “Leverage for Survival”, invece, è animale e meccanica. L’album si chiude con la title track, un assalto sensoriale che placa la straziante malinconia che accompagna tutto il disco. Ascoltare “Seven Steps Behind” è come entrare in un sogno, con tutte le curiose emozioni e significati nascosti che esso racchiude. Seppur esodante di instancabile, irrequieta energia, riesce a combinare dissonanza e melodia in proporzione perfetta.

BROKE ONE

Broke One, al secolo Fabio Brocato, è un italianissimo giovane talento della scena house mondiale. Salito alle luci della ribalta sin dalla metà degli anni 2000 ha imposto il suo stile musicale influenzato dalla Trax Records di Chicago, la parigina Roulè e l’hip-hop vecchia scuola. Dopo una serie di uscite per l’olandese Bmkltsch Rcrds, un pugno di remix per artisti come Strip Steve, Urulu, Little Freaky Things e When Saints Go Machine e la partecipazione alla Red Bull Music Academy nel 2011, Broke One ha girato l’Europa come dj, portando il suo set nelle location più disparate. Le sue produzioni sono supportate da artisti del calibro di Lone, Breach, Nautiluss, XXXY, Matthias Zimmermann, Guy Andrews e molti altri. L’album di debutto, “Reminiscence”, anticipato dagli EP “Lovefool / Roy Batty” e “I Can See You And Me / A Parsec From Here”, è uscito per White Forest Records nell’ottobre 2015.

CLAUDIO ROCCHETTI

Attraverso una consueta varietà di tecniche, Rocchetti estende il suo approccio decostruttivo e la sua riflessione sulla formazione del tempo e della memoria al territorio che si situa tra composizione e performance, realizzando una interpretazione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach: un’opera-monstre con la quale in molti si sono confrontati, finendo non di rado per passare dalla fascinazione all’ossessione. «Se c’è una composizione che porterei con me indifferentemente all’inferno o in purgatorio è proprio questa e, come con tutte le cose che amo, non riesco a non plasmarle; la voglia di farle ancora più mie mi porta a lavorarci sopra, a mischiare il mio con il nostro e ad aggiungere altri strati e storie altre. Il rischio di rovinare la perfezione esiste ed è presente, ma non è forse questo parte del lavoro del musicista sperimentale?» . Il lavoro di Claudio Rocchetti è un profondo tuffo nella densità del suono, della quale indaga i meccanismi interni. Utilizzando una grande varietà di dispositivi come giradischi, cassette audio, campionatori, radio e microfoni, e spesso incorporando altri oggetti e strumenti tradizionali sia nei suoi live che nelle produzioni in studio, Rocchetti costruisce strutture dove il suono diventa pura materia, massa e impatto. I suoi “Oggetti musicali” sono caratterizzati da sfumature ipnotiche e costruiti in strati di detriti sonori. Dai ritmi techno alle melodie lente, da costruzioni spigolose a campioni di cori e archi, Rocchetti elabora strutture stratificate di elementi elusivi le cui fonti sono spesso nascoste, mettendo in scena un gioco di specchi sonori.

RICCARDO LA FORESTA

Riccardo La Foresta è un percussionista i cui interessi spaziano nel confine tra improvvisazione e composizione.
Suona con una grancassa preparata, allontanandosi drasticamente dal drumming tradizionale, trattando il tamburo come uno strumento a fiato con uno speciale sistema autocostruito. Si chiama Drummophone ed è stato ufficialmente presentato a Tempo Reale nel 2017 (istituto di ricerca fondato da Luciano Berio). Negli ultimi anni è stato costantemente in tour sul territorio europeo con Sho Shin Duo e con il suo progetto solista, collaborando con musicisti come Axel Dörner, Lê Quan Ninh, Michel Doneda, Massimo Pupillo, Toma Gouband, Stefano Pilia, Chris Corsano, Otomo Yoshihide, Ingar Zach e molti altri. Ha suonato in Francia, Olanda, Svezia, Germania, Polonia, Austria, Belgio, Portogallo ed in Italia in alcuni dei più importanti contenitori di musica di ricerca come NODE Festival, Angelica Festival, Area Sismica, Centro d’Arte, Tempo Reale. La sua musica è stata pubblicata su El Gallo Rojo, Troglosound, Setola Di Maiale e radiotrasmessa in Europa, UK e Canada. Laureato come batterista jazz, dal 2013 è attivo come docente di musica e organizzatore di concerti di musica sperimentale sul territorio modenese, principalmente con la sua organizzazione Bæd e dal 2018 con NODE Festival.

CLASSICAL HOOLIGANS

Classical Hooligans è un progetto nato nel 2017 dalla necessità di riportare la musica colta (dal Rinascimento alle Avanguardie, dal Barocco al Romanticismo) anche a un pubblico di formazione non accademica. Prendendo spunto dalla visione politica di Luigi Nono e dalla musica del ‘700 – il cui pubblico era composto in larga parte da ru ani e cortigiane – Classical Hooligans si propone di divulgare questa musica mettendo l’accento sulla contestualizzazione storica più che sui tecnicismi compositivi, puntando così una luce diversa sulla musica colta, oggi ancora appannaggio di una ristretta élite culturale.

VIBRISSE

VIBRISSE è un progetto a due teste di base a Torino che si esprime attraverso selezioni bastarde e impure di tracce provenienti da diversi generi e contesti musicali, accostate tra di loro nel tentativo di replicare la peculiare capacità della società attuale di fondere le diverse linee temporali di passato, presente e futuro in un unico, denso istante, nel quale ogni aspetto del reale collassa tramutandosi in infinita e adimensionale riflessione di sè stesso.

DANIELE RAIMONDI

Daniele Raimondi, resident dj di Morse, collabora da anni con LeDisque, storico negozio di dischi attivo dal 1988 a Verona.
Le sue selezioni sono autentiche lezioni di mixaggio, percorsi sonori che attraversano con coerente naturalezza ambiti sonori in apparenza molto differenti, dal minimalismo di estrazione colta alle ultime release ambient e techno.

RA KUNESH

Ra Kunesh è un progetto musicale elettronico che scommette tutto su sintetizzatori semimodulari, drum machines e distorsori del suono: macchine analogiche che imbastiscono un flusso sonoro solido e mutevole, capace di affascinare per la sua astrattezza come di catturare per la sua spinta danzereccia.

DISORDER

Spinto dalla peggior dipendenza per la musica elettronica e dalla vinyl culture. Ossessionato dal djing e dal misticismo che lo circonda, ama passare il tempo alla ricerca di tracce che, una per una, creano un percorso in cui sia mente che anima sono trasportate verso l’incoscienza. I suoi set rivelano una natura grezza, pura e introspettiva accompagnando il pubblico verso destinazioni sconosciute.

UNGUEST

Collezionista di qualsiasi genere dall’afrobeat alla techno scandinava, è convinto che la parte più interessante della ricerca musicale sia comprenderne il contesto culturale. Eclettico e multiforme, non ama ripetersi. Sempre alla ricerca di nuove e vecchie produzioni, può iniziare un set con ritmi tribali e finire con brani francesi dei primi anni ‘80 senza che l’ascoltatore se ne accorga.